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Crisi
economica e crisi politica Ormai
l’imbarazzo è scolpito sulla faccia dei politici italiani. Chi segue
trasmissione televisive con approfondimenti politici legge sul volto e nelle parole
dei nostri rappresentanti l’autoconsapevolezza della loro inutilità ai fini
della risoluzione dei tanti problemi che affliggono il Paese. Non
sono più determinanti, sono diventati come tutti gli altri in grado di
esprimere solo un parere su qualche questione politica, ma non incidono
minimamente su decisioni importanti che possono risolvere o affliggere la
vita dei cittadini. Gli esponenti di destra, di sinistra, di centro sono
relegati ai salotti televisivi dove riescono solo a ringhiare qualche sciocchezza,
ma non condizionano, né sfiorano le decisioni giuste o sbagliate del governo.
Hanno dimostrato la loro incapacità e sono stati delegittimati, tant’è che il
Presidente del Consiglio, nascosto dietro un finto riguardo, impone ciò che
ritiene opportuno, se ne frega della classe politica e in conclusione li
sfida ponendo la fiducia, quasi a dirgli: non vi deve neppure sfiorare
l’idea di contrastare i miei progetti. Se
a questo si aggiunge il fatto che gli italiani non hanno eletto nessun
componente del governo, sommato alla circostanza che la classe politica non
conta più nulla, si conclude che in Italia vi è una anomalia molto forte: il
governo non è stato legittimato dal popolo e i rappresentanti eletti non
possono esprimere alcuna opinione su questioni fondamentali perché
condizionati dal ricatto del governo. Se
fossimo in un altro paese o se il Presidente del Consiglio fosse vestito con
l’uniforme, tutto questo si chiamerebbe in un altro modo, sicuramente più
terrificante di come lo si vuole fare apparire, essendo vera l’occupazione
anomala del Parlamento italiano, paragonabile solo ai momenti difficili
vissuti dai nostri nonni e dai nostri padri in tempi neppure tanto lontani. Che
la democrazia sia un ricordo è evidente se si tiene conto che provvedimenti
così ingiusti e impari adottati dal governo, quali: ·
la riforma
delle pensioni; ·
il blocco
degli stipendi; ·
l’imposizione
di una tassa abnorme sulle case e perfino sui terreni agricoli (poveri
agricoltori); ·
l’aumento dei
carburanti e degli alimenti; ·
la
disoccupazione paurosa; ·
l’aumento dei
privilegi delle banche (la tracciabilità dei flussi finanziari ha costretto
anche i pensionati ad aprire un conto corrente); ·
la tutela del
business delle banche che hanno il privilegio di acquistare soldi dalla BCE al
tasso dell’1% e a rimetterli sul mercato (nei casi più fortunati, quando non
li utilizzano per aberranti speculazioni) a tassi prossimi all’usura; ·
il monopolio
delle banche essendo le uniche che possono acquistare soldi dalla BCE e
prestarli agli Stati in difficoltà; avrebbero
portato, in tempi normali, milioni di cittadini sulle strade a protestare
assieme ai sindacati e alle opposizioni. Oggi
tutto è piatto, ogni decisione è condivisa e giustificata in nome di un
sacrificio da sostenere per il bene del Paese. Peccato che a sacrificarsi
sono sempre e soltanto gli indifesi e i cittadini normali, costretti a
sostenere con le proprie angosce i privilegi dei furbi e dei più scaltri. Forse
è giunto il momento di spostare il punto di equilibrio verso la gente che ha
bisogno, che soffre e che lavora per dare dignità e futuro a se stessi e ai
propri figli. Dobbiamo aborrire chi specula e chi trae profitto alle spalle
dei cittadini onesti. Bisogna mandare a casa questa classe dirigente che non
ci difende e che non ha interesse a tutelarci. Devono uscire fuori nuove
menti che hanno a cuore il benessere di tutti i cittadini e il destino delle
prossime generazioni. Se
invertiamo la rotta ci salveremo, altrimenti… 31.01.2012 A.
Carlone |