UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SALERNO
FACOLTA' di SCIENZE POLITICHE
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE POLITICHE
TESI DI LAUREA IN STORIA CONTEMPORANEA
Anno Accademico 1992 - 1993
"Rivalutazione delle Risorse Agricole, Industriali e Culturali del
Cilento nella prospettiva del Parco"
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Relatore Prof.ssa
Adriana DI LEO |
Candidata Tullia SANTANGELO |
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origine del nome Cilento; delimitazione e natura del
territorio. la nuova realtà in prospettiva: l'Ente Parco |
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Agricoltura e zootecnia: Sistemi di coltivazione e
prodotti. Proposte di potenziamento elaborate da Enti e Comunità montane |
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Industria, Artigianato, Turismo |
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Comportamento sociale, cultura, storia, abitudini e
folclore delle popolazioni cilentane |
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-CENNI STORICI SUL CILENTO-
Il territorio di cui ci accingiamo a parlare ha una storia complessa e
variegata, che si perde nei secoli e per questo ha dato origine ad una vasta, a
volte anche controversa, letteratura.
La nostra indagine tenderà, per oggettive necessità, a privilegiare alcuni
aspetti della realtà territoriale, abbracciando diversi spazi temporali, a
seconda delle esigenze che si presenteranno di volta in volta.
Secondo il Franciosa(1) , intorno al
Lo stesso studioso indica persino qualche "manifesto segno" di
presenza che lungo la costiera cilentana avrebbero lasciato gli argonauti,
quando effettuarono ancor prima della guerra di Troia, il mitico viaggio alla
ricerca del vello d'oro. Uno di tali segni sarebbe il Tempio di Giunone che
erge sulla sponda del fiume Sele. Se queste testimonianze come tante altre
debbono essere accolte con cautela,
perché non sono sufficientemente suffragate
da documentazione attendibile,
veri ed inoppugnabili sono gli
avvenimenti verificatisi sul territorio dal momento della nascita della Magna
Graecia in poi. Infatti, quì si verificarono lotte acerrime tra
le popolazioni indigene delle
colline interne e quelle venute dal mare e insediatesi nella fascia costiera .
Qui si svolsero le lotte tra i lucani e gli abitanti di Paestum, tra i lucani e
i romani e, molti secoli dopo, tra i gesti e l'esercito di Belisario. I longobardi
occuparono l'intero comprensorio
per circa quattro
secoli; a questi
seguirono i normanni e,
successivamente, gli angioini
e gli aragonesi.
Il resto della storia relativa all'epoca moderna è ben conosciuto e sarebbe
superflua la continuazione del curriculum.
Un altro elemento da non trascurare, perché incidente sulla civiltà dei
luoghi, è la presenza degli ordini religiosi che si sono stabiliti in loco nel
corso dei secoli.
Ruderi più o meno conservati di monasteri, chiese riedificate in più tempo
e in diversi stili, nomi di luoghi, tradizioni, segni del culto e della
tradizione orale, nonché ricche testimonianze scritte dimostrano che nel corso
dei tempi hanno attivamente operato in queste terre i monaci Basiliani,
Agostiniani e Benedettini.
Ci soffermeremo, ove sarà
necessario, su qualcuna di queste
testimonianze, per misurarne l'incidenza sull' economia, sulla cultura e sul
progresso ambientale.
E, per avere un quadro più completo di questa realtà non si dovrebbero
sottacere gli altri
fattori storici e geografici che hanno realmente segnato il carattere
delle popolazioni dislocate nelle zone più montane e collinari del Cilento. Ci
riferiamo, ad esempio, alla schiacciante dominazione feudale che proprio in
queste terre è durata sino all'arrivo delle truppe di Napoleone a Napoli, alla
nefasta politica dei baroni e dei preti baroni, alla litigiosità del clero
ricettizio, la cui presenza, ultimo propugnacolo di un conservatorismo in
estinsione, si registra ancor oggi in qualche sparuto centro abitato, ci
riferiamo al fenomeno delle malattie (sopratutto alla malaria ) che
costringevano nei secoli decorsi, gli abitanti "delle pianure paludose a
rinchiudersi nelle inaccessibili montagne dell'interno, in paesi che, lontani
dal mare e tagliati fuori dalle vie naturali di comunicazione erano miseri e
poveri di risorse"(3) .
Ma, come ogni terra, anche il Cilento presenta, nel quadro multicolore di
una realtà storica, politica ed economica alquanto tormentata, momenti luminosi
sui quali si è articolato il progresso degli abitanti di questa terra,
progresso che sicuramente ha dovuto superare nei secoli le barriere di tutto
"l'inquieto mondo, chiuso nella sua economia prevalentemente pastorale,
senza una efficiente viabilità, pieno di miserie e di violenze dei più forti:
fattucchiere, sorelle illuminate, zingari, frati ribelli, baroni prepotenti,
clero irretito in faccende patrimoniali più laico che ordinato in sacerdozio(4) ". In tal modo, le popolazioni del
Cilento, superando quella vissosità che sembrava essere un distruttivo fattore
ereditario, facendo leva su un altro fattore caratteriale, che è quello della
testardaggine operativa, hanno avviato una profonda opera di trasformazione del
territorio, hanno intrapreso una politica di accostamento al fenomeno
cooperativistico, di organizzazione di strutture turistiche e di valorizzazione
dei prodotti locali che avranno sicuramente esiti positivi in un prossimo
futuro.
1.1- Non è possibile accertare con sicurezza l'origine del nome Cilento.
Esiste, infatti, una copiosa diversificata letteratura in merito.
N. Acocella, per esempio, ha cercato di dimostrare che il toponimo, ancor
prima di indicare una regione, designasse anticamente un centro fortificato
ubicato nella parte più alta del Monte Stella (Castellum Cilenti)(1).
Scrive il Mazziotti "occorre allora un nome alla contrada e i monaci
la chiamarono Cilento ( Cis Alentum
)" dal fiume che la lambisce ad oriente e a mezzogiorno. Il nome si estese
poi a tutta la regione tra il Sele e l'Alento, quando i Longobardi,
nell'ordinamento da loro dato a queste province, formarono di essa un
territorio detto nelle antiche carte Lucania
o Cilento.
Da ciò la tradizione che il nome derivasse da quello dei due fiumi nella
parola "Silento" cambiata poi in Cilento(2) .
Anche l'Aversano(3) cercando di chiarire i termini
dell'atto di donazione citato dal Codice Diplomatico Cavese(4) e
integrando l'atto stesso
sostiene che il
nome Cilento debba
riferirsi ad un cenobio
fondato inizialmente come cella da monaci italo-greci sulla sommità del
Monte Stella, cenobio intorno al quale sarebbe man mano sorto un centro abitato
e fortificato. Nonostante siano state avanzate le più svariate ipotesi e
soluzioni relative al conio del termine, sta di fatto che la soluzione relativa
all'indicazione di ciò che si trova
"al di quà dell'Alento" è la più accreditata e gode pertanto di una
preferenza quasi generalizzata. Un fatto, invece, appare piuttosto evidente e
si tratta, cioè, della dilatazione dei confini geografici del
comprensorio, che sul
tempo si sono
andati via via
ampliando fino a
comprendere la dimensione
attuale, che è notevole e che appare ancora flessibile a seconda degli
interessi dei paesi che preferiscono o rifiutano di essere compresi in tale
area. Hanno contribuito sul passato all'estensione del territorio le donazioni
fatte ai monasteri sul periodo di transizione fra il regno dei longobardi e
quello dei normanni, quando cioè si tendeva a sottrarre alle scorrerie del
popolo del Nord determinati territori. Parimenti sono state determinate le
donazioni fatte per motivi di fede e per garantirsi da parte dei benestanti una
continuità dopo la morte nelle preghiere e nelle messe offerte su un
determinato altare. D'Altra parte,
Nella prima metà del 1700, come sostiene il Cassese(6) il toponimo
comprese anche il territorio sotto la giurisdizione della diocesi di Paestum e,
verso l'interno, quello che si estende sino alla catena degli Alburni. Ai
principi del 1800, quando fu creata da Napoleone
In senso più limitato viene compreso sotto il nome Cilento solo il
territorio collinare e montuoso a Sud del golfo di Salerno, che si estende dal
mar Tirreno al fiume Alento.
La situazione climatica del territorio che prendiamo in esame presenta due
aspetti principali:
lungo la fascia costiera, che si estende da Punta Licosa al golfo di
Policastro, il clima è generalmente mite anche nella stagione invernale, nelle
zone interne l'autunno e l'inverno fanno registrare nel periodo novembre-marzo,
frequenza di precipitazioni e periodi
di freddo di
notevole intensità. Nei
mesi estivi a causa della siccità, che
a volte si
prolunga per interi
mesi nelle aree
prive di risorse
idriche (soprattutto sulle
colline) si verifica un arresto della vegetazione, tanto che il terreno
diventa arso e polveroso.
Da tale diversificata condizione climatica sono scaturiti nel tempo:
atteggiamento diverso delle
popolazioni rispetto ai problemi
da affrontare, agricoltura e
consuetudini differenti, varietà di presenza demografica, diversità di sensibilità
persino di fronte alla lotta dell'analfabetismo.
L'agricoltura delle zone interne, diversamente da quella costiera, ha
sempre avuto dei nemici irriducibili, che ne hanno ridimensionato la
potenzialità; questi nemici sono: la grandine, il vento, la nebbia e le gelate
tardive.
In alcune zone più elevate succede spesso "che il grano, nella prima
quindicina di giugno, viene strazzato nella sua vegetazione dai venti caldi
sciroccali; così l'olivo, per deficienza di umidità sul terreno, nel mese di
agosto, perde buona parte dei frutti; lo stesso dicasi per il fico, che per
l'eccessiva aridità getta in anticipo le foglie e i frutti e infine la stessa
vigna dà molto più vinaccia del solito a scapito del vino(7) .
Abbiamo detto che,
la natura del territorio del Cilento è prevalentemente collinare
e montuosa ma è necessario chiarire più in dettaglio la
natura dei rilievi, perché essi hanno caratteristiche del tutto diverse sia
sotto il profilo morfologico sia sotto quello orogenetico rispetto alla catena
dell'Appennino meridionale.
"Nel Cilento, scrive il Franciosa, non si può parlare di catene ma di
massicci, di plessi montuosi staccati e distinti l' uno
dall' altro, spesso isolati,
geologicamente diversi e
talvolta anche tettonicamente difformi.
Una sola uniformità è costante, la direzione da Nord-Ovest a Sud-Est: ma
si riscontra anche un certo parallelismo disturbato dalle profonde valli e dai
non meno profondi burroni, aperti in tutti i sensi e direzioni, in relazione
alle vicende storiche evolutive, ai successivi sollevamenti e alle conseguenti
modificazioni, provocate dai movimenti orogenetici col sovrapporsi e
frantumarsi delle rocce. Questa irregolarità orografica si manifesta
particolarmente in un altro carattere essenziale, e cioè, che lo spartiacque
corrisponde solo per eccezione, o non
corrisponde affatto, alla linea di vetta"(8) .
A questo punto vale la pena di soffermarci sulla natura del territorio
delle zone interne del Cilento prima per confermare, come già accennato in
precedenza, che ben diverso è lo stato dei luoghi rispetto alla fascia
costiera, e poi perchè su queste zone che meglio ci accingiamo a definire
geograficamente è stata prevista dal Governo, con Legge già operante e che
illustreremo subito dopo, la realizzazione del Parco Nazionale del Cilento. Il
massiccio dell'Alburno che si estende da Nord a Sud tra il fiume Calore e il
fiume Tanagro, raggiunge con la sua massima vetta (Punta Palermo) la
considerevole altitudine di metri 1742; tale massiccio di natura
prevalentemente calcarea, presenta una vegetazione variamente definita man mano
che degrada verso due opposte valli nelle quali scorrono i fiumi sopraindicati.
Ad una vasta zona di superficie piuttosto brulla succede prima uno
spesso manto di
faggi e castagni poi di uliveti e
vigneti.
Nel punto, a
Sud, dove finisce
il massiccio degli
Alburni comincia quello
del Cervati, che
è il più
elevato della regione in quanto raggiunge circa
Caratteristico, nel cuore del Cilento è il massiccio del monte Gelbison(m.1705),
determinante per tale monte è che alla sua superficie sorge il Santuario più
famoso di tutto il territorio, quello di Novi Velia, la cui tradizione multi
secolare è punto di riferimento per le popolazioni persino dei più lontani
paesi.
Sulla fascia costiera domina il massiccio del monte Stella, che si protende
sino al mare presentando verso questo, nella parte terminale, speroni rocciosi,
verso il lato opposto, cioè verso l'Alento, un paesaggio ricco di vegetazione e
di colture pregiate.
I quattro corsi d'acqua che abbiamo citato prima e che sono gli unici della
regione hanno aspetti molto caratteristici. Infatti, l'Alento sul quale di recente è stata creata una diga artificiale
per la raccolta delle acque e la distribuzione nei periodi di magra,
trasportando verso la foce, nel corso dei secoli, ovviamente durante le piene,
molto materiale, è riuscito a plasmare una fertile pianura alluvionale tra la
marina di Casalvelino e l'antica Velia.
Il Mingardo che trova origine nella parte meridionale del monte Cervati, ha
scavato, nel tempo, una profonda gola nel terreno calcareo del monte Bulgaria,
attraverso la quale sfocia ad Est di Capo Palinuro.
Il Bussento è il fiume che si nasconde sotto terra per un lungo tratto:
presso Caselle in Bittari precipita in una enorme cavità, che si apre sotto il
monte Cannello e torna alla luce dopo Morigerati. Compiendo un percorso
sotterraneo di circa
Il Calore, che
nasce dal Cervati
e diviene affluente del Sele dopo un percorso di circa
Un aspetto morfologico, caratteristico del Cilento è il fenomeno del
"carsismo":in alcuni punti è cosi frequente da diventare una vera e
propria peculiarità. Il solo massiccio degli Alburni presenta oltre trecento
tra inghiottitoi e sprofondamenti, attraverso i quali corrono le acque: basta
citare come testimonianze più rappresentative del fenomeno le grotte di Pertosa
e di Castelcivita.
1.2 Il progetto del Parco Nazionale
del Cilento.
Con la legge del 16-12-1991,n 394, relativa alle aree protette, sono stati
istituiti in Italia sette nuovi parchi nazionali e tra questi quello del
Cilento-Vallo Di Diano.
Tale importante provvedimento era atteso, in verità, da molto tempo: la
prima proposta in tal senso risale ad almeno trenta anni fà.
La legge approvata individua innanzitutto i territori nei quali sono
presenti formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche di
particolare valore naturalistico ed ambientale nonchè le attività, le colture
ed il patrimonio umano proponendosi di valorizzare tutto ciò che è compatibile
con l'ambiente e di eliminare quanto
non corrisponde a tale requisito.
In sostanza il Parco naturale tende ad esaltare nel modo più proficuo e
razionale le qualità peculiari del territorio, indicando l'utilizzazione dello
stesso in modo
intelligente ed ordinato,
a seconda delle vocazioni delle varie zone.
Tanto è dimostrato dal fatto che l'art.12 della legge suddetta prevede la
divisione dell'intero comprensorio in quattro grandi aree e precisamente:
a) Riserve integrali, nelli quali l'ambiente naturale è conservato nella
sua integrità.
b) Riserve generali, nelle quali non è possibile attuare nuove opere di
edilizia, nè ampliare le costruzioni esistenti e nemmeno realizzare opere di
modifica dello stato dei luoghi. In queste riserve, tuttavia, può continuare la
produzione tradizionale, si possono eseguire opere di manutenzione delle
strutture esistenti nonchè quelle connesse alle infrastrutture necessarie.
c) Aree di protezione nelle quali si possono continuare le attività
agro-silvo-pastorali, di pesca e di
raccolta dei prodotti
naturali. In tali
aree è previsto un forte impulso anche alla
produzione artigianale di qualità riconosciuta.
d) Aree di promozione economica e sociale nelle quali sono consentite tutte
le attività compatibili con le finalità istitutive del parco e tese al
miglioramento della vita socio-culturale dei paesi compresi nel perimetro e al
più efficace godimento del parco stesso da parte dei turisti e dei visitatori.
La legge, inoltre, all'art. 7 prevede la concessione dei finanziamenti statali
e regionali agli enti e collettività interessate per la realizzazione dei
seguenti interventi:
1) restauro dei centri storici ed edifici di particolare valore;
2) recupero dei nuclei abitati;
3) opere igieniche ed idropotabili e di risanamento dell'acqua, dell'aria e
del suolo;
4) opere di conservazione e di restauro ambientale del territorio,ivi
comprese le attività agricole e forestali;
5) attività culturali nei campi di interesse del parco;
6) agriturismo;
7) attività sportive compatibili;
8) strutture per l'utilizzazione di fonti energetiche, metano ed altri
combustibili, nonché interventi diretti a favorire l'uso di energie rinnovabili.
Se si considera bene tutto quanto precede e se si tiene conto che da ciò
potranno scaturire altre attività ed iniziative nel futuro, si capisce subito
che un parco naturale è una straordinaria, irripetibile occasione di sviluppo,
che esso offre la più grande occasione per popolazioni trascurate da sempre e,
per recuperare antiche, valide attività economiche e crearne di nuove, per
riscoprire il fascino dell'artigianato, per esaltare prodotti genuini, economie
languenti, tradizioni sbiadite, folklore spento
e per entrare
con rinnovata dignità nella
civiltà dell' Europa Unita.
_"Un Parco naturale"_ scrive Giuseppe Liuccio, è una grande
scommessa di civiltà e fa correre la bella avventura di una nuova e diversa
qualità della vita, dove il vivere e l'abitare sia in armonica sintonia con il
produrre. E, non è cosa di poco conto in una società in cui tutto sembra
ubbidire solo ed esclusivamente alla logica del produrre e guadagnar(9)
.
La pubblicazione della legge, l'emissione delle prime circolari applicative
delle norme e la perimetrazione provvisoria del
territorio da comprendere nel
parco hanno scatenato polemiche,
dibattiti, proteste e persino azioni legali, che hanno visto impegnate,
spesso divise in opposte fazioni, le popolazioni del Cilento durante l'intero
anno 1992.
Gli ambientalisti, ovviamente, hanno espresso il loro incondizionato plauso
al provvedimento legislativo.
I motivi dell'accesa polemica vanno ricercati in linea di massima nei
seguenti fatti:
1) Il primo provvedimento di perimetrazione dettato direttamente dal
ministero dell'ambiente non è stato ispirato da criteri oggettivi;
2) Le ordinanze non hanno graduato i
vincoli come da più parti si richiedeva;
3) Il blocco delle attività ha fatto intravedere una paralisi totale delle
già scarse occasioni di lavoro offerte dalla realtà cilentana;
4) I reali vantaggi immediati e futuri della realizzazione del parco sono
sfuggiti alla visione conservatrice di
alcune classi borghesi
e contadine.
Le lamentele, le proteste e le azioni legali, sebbene tutte in buona parte
fondate, non arresteranno il corso degli avvenimenti in quanto tutti i
provvedimenti relativi al parco sono legge dello stato e come tali sono in via
di attuazione. Tuttavia il Tribunale Amministrativo Regionale, a cui si sono rivolte le
amministrazioni comunali e
le comunità montane,
ha ordinato una revisione della
perimetrazione per evitare che si legittimassero provvedimenti assurdi, come
quelli già denunciati dai ricorrenti, di centri abitati e comuni tagliati in
due: una parte compresa nel parco ed una parte esclusa.
D'altra parte era impossibile che le popolazioni interessate potessero
accettare una divisione del proprio territorio aventi le stesse caratteristiche
di soprassuolo. La diffidenza delle popolazioni è stata così mancata,
soprattutto difronte alle ordinanze restrittive del Ministero dell'Ambiente,
che molti comuni hanno chiesto di essere esclusi dalla zona di influenza del
Parco; nello stesso tempo, al contrario, si sono registrati episodi di
dimostrazioni movimentate in pubbliche assemblee, in cui altri comuni, tagliati
fuori dalla linea di demarcazione, chiedevano a gran voce di essere compresi
nell'elenco dei beneficiari della legge e di entrare, quindi, a far parte col
loro territorio, del Parco Naturale del Cilento.
A porre un certo ordine nella materia e a placare in parte l'allarme
generale fu il blocco di tutte le attività, ordinato dalle disposizioni
impartite dagli organi regionali, provinciali e comunali; è intervenuta una
circolare del Ministero dell'Ambiente in data 5-2-1993, con la quale sono stati
forniti chiarimenti su tutta la
normativa prodotta fino a quella data e sui vincoli reali imposti alle
amministrazioni locali ai fini della conservazione integrale del territorio
destinato a parco nazionale. I chiarimenti più attesi riguardavano soprattutto
l'attività edilizia che, nel primo momento di emissione dei provvedimenti di
salvaguardia dei luoghi, era stata del tutto paralizzata tra lo stupore
generale degli imprenditori e della manodopera impegnata nel settore.
La circolare, nel distinguere i centri abitati dalle zone agricole e nel
consentire opere di manutenzione ordinaria e straordinaria sui fabbricati di
qualsiasi zona, restituisce fiducia e
tranquillità a quanti vedevano messa in discussione persino la possibilità di
realizzare opere di consolidamento nei fabbricati danneggiati o lesionati dal
terremoto del 1980.
Altro aspetto positivo, della circolare suddetta, è il riconoscimento del
diritto delle popolazioni del Cilento ad approvvigionarsi di legna nei boschi
del proprio territorio, nonché del diritto delle amministrazioni comunali a
portare a termine i programmi di tagli boschivi già approvati.
Intanto, è in corso la nuova perimetrazione del territorio da includere in
modo permanente e definitivo nel parco. Per ovvie ragioni alcune zone non
potranno essere comprese in tali confini, perché i confini
stessi della regione, come abbiamo detto in premessa, sono
variamente intesi e geograficamente attestati. Si tratta, tuttavia, di un'area
di circa
1.3- Caratteristiche del suolo,
flora e fauna, piante medicinali.
Abbiamo già detto che l'aspetto del suolo del Cilento è mutevole: qualche
volta due versanti di una stessa vallata si presentano in stridente contrasto
paesaggistico e conseguentemente, produttivo. Anche il De Giorgi(10)
ebbe modo di notare tale fenomeno; egli, infatti, scrive: "scendendo da
Rutino, mi colpì la fisionomia diversa dei due versanti di questa vallata: ad
oriente sorge la catena montuosa di Monteforte, dalle pendici brulle di
vegetazione, giallognole, e dalle vette rotondeggianti, sulle quali nereggiano
boschi di querce e di castagne; nell'altro versante, invece, il paesaggio è più
ridente con una vegetazione lussureggiante di ulivi, viti, fichi, cereali,
verdure. Nel primo, scarsi i paesi, varissime le case coloniche e le campagne
mal coltivate; nell'altro, i paesi, le borgate e le case rustiche sono seminate
a centinaia. L'Alento è un gran fosso che divide l'arretratezza dalla
civiltà".
La conclusione del discorso del famoso geologo appare, evidentemente,
piuttosto esagerata, ma l'aspetto contrastante delle due zone prese in esame è
stato ed è un dato di fatto, determinato nel tempo, persino da fattori
politici. Infatti, la fascia di territorio sulla sinistra dell'Alento ( quella,
per capirci meglio, di cui parla con maggiore entusiasmo il De Giorgi ) viene
così giustificata, nel suo progresso agricolo, dal Coppola(11)
"questa diversità si può spiegare dall'aver costituito ( quella parte )
per lunghi secoli, una sola distinta unità politica, giuridica ed umana nel
grande stato feudale di Sanseverino ed ordinata da un interessante complesso di
norme che ne regolavano la vita amministrativa, sociale ed economica. Per cui
questi paesi non solo poterono assorbire la profonda trasformazione fondiaria,
operata a suo tempo dai Basiliani e dai Benedettini, ma l'accrebbero fino al
punto che né costanti incursioni dei corsari, né le guerre civili, né
l'amministrazione spagnola, né il feudalesimo, riuscirono a modificare taluni
caratteri positivi e i tratti egualitari primitivi".
Abbiamo già accennato prima alle specie della flora soprattutto relativa
all'alta montagna, ma, quando prendiamo in esame la media montagna, le colline,
notiamo subito che la vocazione del suolo presenta una certa uniformità: prevale
la coltura dell'ulivo, della vite, del fico e, in minor misura di altre piante
da frutto. Su questi aspetti delle colture e sulla diffusione dei castagneti,
che rappresentano una fonte non trascurabile di ricchezza, torneremo in un
secondo momento quando tratteremo di programmi rilancio dell'agricoltura nel
contesto generale dell'attività dell' Ente Parco.
La fauna è numerosa e varia soprattutto nelle zone di montagna: si pensi
che oltre al lupo, al cinghiale, alla volpe, alla faina e alla lepre, è stata registrata
sulla catena del Cervati persino la presenza dell'aquila reale. Infatti, la
cattura di uno di questi esemplari caduto in una trappola per lupi si è
trasformata, qualche anno fà, in un avvenimento straordinario per l'intero
comune di Piaggine. Altrettanto interessante è la fauna fluviale costituita da
trote, anguille, ed altri pesci meno pregiati.
Non vanno trascurati i frutti del sottobosco che sono poco utilizzati, ma
che hanno evidenti pregi: vogliamo alludere alla presenza, in varie zone, di more,
lamponi, ribes, funghi e tartufi.
Le piante, che in buona parte si inseriscono nella tradizione alimentare
della regione di cui parliamo, hanno anche un ruolo importante per i rimedi
terapeutici. Esse costituiscono, spesso, l'ingrediente unico o essenziale per
la preparazione di ricette che vengono trasmesse, dalla tradizione orale, di
generazione in generazione.
Per offrire un panorama, sia pure limitato, che di piante e di frutti viene
fatta nel Cilento per curare determinate malattie, citiamo quì alcuni esempi
che ci sembrano emblematici:
-L'ulivo- A parte il valore alimentare del prodotto, è da ricordare il cosiddetto
"olio di fonte" che si ricava, al momento della molitura, dalla massa
impastata, nella quale viene scavato una specie di "cratere"; tale
incavo si riempie, nel giro di qualche ora, di un olio particolarmente limpido
che è indicato come importantissimo apporto alimentare non solo per i bambini,
ma anche per le persone in età avanzata che si trovano in precarie condizioni
di salute. Lo stesso olio, oltre alla capacità di combattere gli stati
febbrili, funge da eliminatore dei calcoli biliari.
Le foglie dell'ulivo, poi, vengono
spesso usate per la preparazione di decotti ipotensivi. Quest'ultimo uso viene
praticato, in genere, con molta attenzione.
-Lo stramonio- E' una pianta molto
velenosa. "Ha grandi fiori a forma di tromba, bianchi, o raramente
violetti; i frutti che somigliano a castagne d'India si aprono in quattro valve
liberando numerosi semi"(12) , questi venivano usati, in
qualche paese lo sono ancora, per confezionare sigarette o venivano fumati in
polvere nella pipa per combattere gli attacchi di asma bronchiale.
-Il sambuco- I fiori bianco-verdognoli erano
miracolosi nei decotti, preparati per calmare l'arrossamento degli occhi. I
fiori freschi, schiacciati e spalmati sulla garza hanno proprietà lenitrice per
i dolori emorroidali. Il decotto di sambuco è un'eredità che viene da molto
lontano: alcuni sostengono che proviene dagli aforismi di Ippocrate.
-I rovi- Le foglie di questa pianta vengono usate per portare a
maturazione i foruncoli e le iniezioni suppurate.
-La ruta- E' un'erba caratteristica dei paesi
del sud, le cui foglie emanano un odore piuttosto sgradevole. Soffriggendo i
rametti di ruta, si ottiene un olio che ha notevoli capacità terapeutiche;
lenisce i dolori muscolari ed articolari.
-Il pomodoro- In mancanza di medicinali di pronto
intervento, si fa uso del pomodoro per lenire il dolore prodotto dalle punture
delle api.
-Le patate- Non esiste nel Cilento, alimento o
ingrediente superiore alla patata nei casi di scottature sia da fuoco sia da
sole.
-La noce- Il decotto di foglie di noci funge da
digestivo. Il nocino, che è un liquore preparato in casa con le noci verdi
messe in alcool puro, è un prodotto assai prelibato, che le massaie cilentane
preferiscono confezionare prelevando la materia prima dalle piante nel periodo
che va dal 24 giugno al 4 agosto.
-La mandorla- Un'antica consuetudine cilentana, che
si perde nella notte dei tempi, raccomandava di raccogliere in un bicchiere
d'acqua, in una notte di luna, cinque mandorle ben pestate e cinque intere
lasciandole marcire: dopo un tempo considerevole si arebbe avuto un' insuperabile bibita
rinfrescante, capace tra l'altro di alleviare il mal di stomaco.
-La lattuga- E' largamente usata come tranquillante,
per le gengive doloranti e per curare i brufoli dovuti all'acne giovanile.
-La lavanda- Nel Cilento esistono due tipi di
quest'erba: una detta lavanda vera e propria, l'altra ha arbusti con fiori a
spiga, violetti, retti da un lungo gambo unto, di odore aromatico. Questo tipo
di pianta, che cresce spontanea ovunque, è utilizzata per profumare la
biancheria. Fino ad alcuni anni fa veniva raccolta e venduta ad un'industria
del Vallo di Diano, ove veniva usata per estrarre sostanze farmaceutiche; tale
attività è stata messa in crisi dalle coltivazioni in serra. C'è da aggiungere
che l'infuso dei fiori di lavanda, di cui ancora si fa largo uso in alcuni paesi,
è un efficace sedativo ed antisettico.
-La gramigna- Se la pianta è gradita come cibo ai
cavalli e agli asini, i rizomi che sono sottili, ramosi, biancastri con grosse
squame, vengono invece utilizzati per la preparazione di tisane e decotti
indicati nella cura delle infiammazioni dell'apparato urinario.
-Il finocchio- Cresce spontaneo sulle colline
asciutte. I nostri antenati facevano uso delle radici con cui preparavano
gradevoli aperitivi e dei semi che aiutavano la digestione. Tuttora i semi di
finocchio, sono largamente usati per
rendere più aromatiche le carni, le ciambelle di pane duro e gli
insaccati. C'è persino chi è convinto che la pianta, raccolta quando è tenera e
bollita con altre verdure sia un alimento raffinato per le donne in allattamento.
-Il fico- E' sicuramente la pianta più comune e
più frequente in tutto il Cilento. (Ne parleremo in seguito quando tratteremo
le possibilità di un'industria in questa terra). Per ora ci preme mettere in
evidenza le proprietà eccezionali dei suoi decotti che sono "efficaci
emollienti per far gargarismi nelle tracheriti ed altre infiammazioni delle vie
respiratorie, è inoltre, in grado di curare tosse e raffreddore(13)
. Viene spesso usato anche il lattice estratto dalle foglie e dai frutti per la
cura delle verruche e dei porri.
L'elenco delle piante e delle erbe
medicamentose che crescono e vengono utilizzate nel Cilento potrebbe continuare
all'infinito; basti pensare agli svariati usi che vengono fatti della cicoria,
del cavolo, della cipolla, della camomilla, dell'ortica e dell'aglio che non
fanno parte di una cultura industriale, ma che comunque sono entrati
nell'esperienza pratica dei nostri antenati; per capire che questo
comprensorio, sicuramente più di altri della provincia, rimane tra l'altro, custode
geloso di antiche tradizioni e fruitore accorto delle ricchezze che in esso
stesso hanno spontanea origine.
Ma la geografia e le caratteristiche
del suolo del Cilento hanno tantissime altre valenze. "Il paesaggio non
urbano non è semplice, come può apparire a chi lo ignora: guardare una collina
significa vedere dove c'è terra buona e dove non, dove non è stato potato,
perché c'è un muro che cade; guardare un podere vuol dire sapere quando è stato
piantato un albero e quando su un altro è caduto un fulmine e poi si è ripreso;
una valle, una collina, non è fatta solo di poderi, ma anche di toponimi,
ciascuno dei quali rimanda a fatti, ad associazione di idee, ad antichi
proprietari, a passate vicende"(14) .
La stessa denominazione riguardante la
morfologia del territorio ha connotazioni che rimandano all'influenze
storico-politiche del passato. Si notano residui del sostrato prelatino e
latino ( lacco, tempa, morra ) che sono i più frequenti; si avvertono poi, i
segnali delle presenze germaniche ( teglia, galdo ); ogni valle, ogni collina è
ricoperta di nomi che per ogni fondo ne indicano una valenza nell'immaginario
locale: la sua posizione rispetto al sole che sorge, rispetto allo spazio, la
sua appartenenza a vecchi proprietari, a riferimenti feudali, a conventi ormai
scomparsi, a caratteristiche della sua configurazione.
Un'altra caratteristica del suolo del
Cilento è la produzione di piante particolari e di fiori selvatici e domestici.
Vale la pena di ricordare il cipresso e il gineprio, le varietà del salice,
l'olmo, il gelso e il vischio, il grano saraceno, il muschio fiorito, la rosa
campestre, il trifoglio e la cicercia.
note introduzione
(1) Luchino Franciosa, Il Cilento, ed.
Ippocratica, Salerno, pag. 3 e segg.
(2) Costantino Gatta, Memorie
topografico-storiche della provincia di Lucania, Bologna, pag.3.
(3) Adriana di Leo, I sinodi cilentani nei
secoli XVI - XIX, Napoli 1981 pagg. 7-8.
(4) Adriana Di
Leo, I sinodi cilentani nei secoli XVI - XIX, Napoli, pag.15.
note cap. I
(1)
N. Acocella, Il Cilento dai Longobardi ai Normanni, In Salerno
Medievale e altri saggi a cura di
A. Sparano, Libreria scientifica
ed. Napoli 1971 pagg. 323-324.
(2) M.
Mazziotti,
(3) V. Aversano, Il toponimo Cilento e il centro
fortificato sul Monte della Stella, in studi e ricerche di geografia V, 1982
pagg. 1-42.
(4) In un atto
di donazione riportato dal C.D.C. II gennaio 1963, atto col quale un certo Guido da Laureana
offre al monastero di S. Arcangelo del Monte Corice ( presso Perdifumo ) tutto
ciò che gli era "pertinente per il
Cilento", figura per la prima volta il toponimo in questione.
(5)
G. Portanova, I Sanseverino e l'Abbazia cavese, Cava dei Tirreni,
1977 pagg. 60 e segg.
(6) L. Cassese, Il Cilento al principio del XIX
secolo, Salerno 1956 pag.21.
(7) F.
Palladino, Aspetti e problemi dell'agricoltura cilentana, in Centro di Studi per il
Cilento e Vallo di Diano, Roma 1956,vol. I pag.
11
(8) Luchino
Franciosa, Il Cilento, pagg. 7-8.
(9) G. Liuccio, Il Parco Naturale, un'occasione di
sviluppo, Galzerano, 1992, pag. 12.
(10) G.
De Giorgi, Da Salerno al Cilento, in Bollettino del Regio Comitato Geografico, vol.
VIII, 1882.
(11) G.V. Coppola,
(12) O. Polunin, Guida ai fiori d'Europa, Zanichelli,
1983, pag.1.
(13) L. Casaburi, Piante medicinali nelle ricette
cilentane, in Cilento, ed. Castellano, 1993, pag. 150.
(14) E. A. Del Mercato, L'immaginario non urbano: il
caso Cilento, ed. dell'Alento, 1990, pag.33.
(1) Luchino Franciosa, Il Cilento, ed.
Ippocratica, Salerno, pag. 3 e segg.
(2) Costantino Gatta, Memorie
topografico-storiche della provincia di Lucania, Bologna, pag.3.
(3) Adriana di Leo, I sinodi cilentani nei
secoli XVI - XIX, Napoli 1981 pagg. 7-8.
(4) Adriana Di Leo, I sinodi cilentani nei secoli XVI - XIX, Napoli,
pag.15.
(1) N. Acocella, Il Cilento dai Longobardi ai Normanni, In Salerno Medievale e altri saggi
a cura di A. Sparano, Libreria scientifica ed. Napoli 1971
pagg. 323-324.
(2) M. Mazziotti,
(3) V. Aversano, Il toponimo Cilento e il centro fortificato sul Monte della Stella, in studi
e ricerche di geografia V, 1982 pagg. 1-42.
(4) In un atto di donazione riportato dal C.D.C. II
gennaio 1963, atto col quale un certo
Guido da Laureana offre al
monastero di S. Arcangelo del Monte Corice ( presso Perdifumo ) tutto ciò che gli era "pertinente per il Cilento", figura per la
prima volta il toponimo in questione.
(5) G. Portanova, I Sanseverino e l'Abbazia cavese, Cava dei Tirreni,
1977 pagg. 60 e segg.
(6) L. Cassese, Il Cilento al principio del XIX secolo, Salerno 1956 pag.21.
(7) F. Palladino, Aspetti e problemi
dell'agricoltura cilentana, in Centro di Studi per il Cilento e Vallo di Diano,
Roma 1956,vol. I pag. 11
(8) Luchino Franciosa, Il Cilento, pagg. 7-8.
(9) G. Liuccio, Il Parco Naturale, un'occasione
di sviluppo, Galzerano, 1992, pag. 12.
(10) G. De Giorgi,
Da Salerno al Cilento, in Bollettino del Regio Comitato Geografico, vol. VIII,
1882.
(11) G.V. Coppola,
(12) O. Polunin, Guida ai fiori d'Europa, Zanichelli, 1983, pag.1.
(13) L. Casaburi, Piante medicinali nelle ricette cilentane, in Cilento,
ed. Castellano, 1993, pag. 150.
(14) E. A. Del Mercato, L'immaginario non urbano: il caso Cilento, ed.
dell'Alento, 1990, pag.33.